Archivio

Articoli taggati ‘Università’

Meglio diplomati che laureati?

ILunedì 24 settembre alla Feltrinelli Libri e Musica di Piazza dei Martiri, Napoli, è stato presentato il libro “Come ti erudisco il pupo – Rapporto sull’università italiana”, Ediesse editore.
Quella che potete leggere qui di seguito è la mail inviata F. C.:

[...] Mi è dispiaciuto moltissimo andar via e non aver ascoltato le risposte ai tanti quesiti posti dal “pubblico”.
In realtà anche io avrei voluto fare un piccolo intervento ma, anche un pò per timidezza, non mi sono esposto.
Ciò che avrei voluto fare è aprire una piccola parentesi su quelle che sono le conseguenze di questa condizione universitaria sul mondo del lavoro.
Gli effetti malefici di tutto ciò che è stato oggetto di dibattito questa sera, non possono che avere effetti altrettanto negativi nel mondo lavorativo. Infatti mi capita spesso di constatare che nell’azienda per la quale lavoro (una società di ingegneria meccanica, elettronica, informatica, di oltre mille dipendenti, dove la ricerca industriale è pane quotidiano e l’innovazione del prodotto è il core business) è sempre più difficile selezionare neo assunti laureati di primo livello in ingegneria. Pensi che si preferisce esaminare un diplomato a massimo punteggio che un laureato del nuovo ordinamento.
Morale della favola: la percentuale di laureati in azienda che superava il 90% fino al 2002 è oggi del 85% pur rimanendo intatto il numero totale dell’organico.
Preoccupante, molto preoccupante. E ancor più malefico è il doppio torto che si fa alle nuove generazioni che si affacciano in un contesto lavorativo di tipo globale ma con molte carte in meno da potersi giocare causa una inadeguata preparazione rispetto ai colleghi europei.

Che dire?
Che di fronte a fatti e considerazioni di questo tipo si rischia davvero di rimanere senza parole.
Che la riforma che doveva portare la nostra università in Europa e i nostri giovani a trovare più facilmente lavoro pare aver clamorosamente fallito anche da questo versante.
E che, anche con il vostro aiuto, contiamo di sapere se l’azienda di F.C. è un’eccezione o se pure altre aziende considerano i diplomati più “affidabili” dei laureati di primo livello.

Categories: Lettera 42 Tag:,

Non fabbriche di lauree, ma di idee

Ricordate Matrix? Il primo della ormai mitica trilogia dei fratelli Wachowski?
La scena è quella del “Goth club from hell”. La musica, frastornante, quella di Rob Zombie. Le parole, quelle della splendida Trinity: “It’s the question that drive us, Neo. È la domanda a guidarci, Neo”.
La domanda è: “Che cos’è Matrix?”.
Che cos’è l’e-learning, perché, a quali condizioni, con quale struttura, per chi, l’Università telematica può rappresentare una reale opportunità sono invece le domande dalle quali è partita la ricerca sulle università telematiche nell’anno accademico 2005 – 2006.
Quattro università e un’idea per descrivere un fenomeno destinato a far molto discutere.
Le quattro università sono la Guglielmo Marconi, la TEL.M.A, la Nettuno e la Da Vinci. L’idea è che i fatti dicano più di mille parole sul mondo dell’istruzione online universitaria.
Proviamo dunque a guardare almeno alcuni di questi fatti più da vicino:
19 facoltà attivate, 20 corsi di studio (nessuno dei quali attivato nel rispetto dei requisiti minimi di docenza), 2513 studenti, 3 docenti di ruolo (uno dei quali da anni in aspettativa per motivi parlamentari);
lo start up, di fatto garantito dalla possibilità di aggirare la norma;
la possibilità di organizzarsi come meglio si crede ad ogni livello (di università, di facoltà, di corso di laurea), e per ogni ambito (organizzazione della didattica, utenza sostenibile, competenze richieste, struttura e ripartizione dei crediti, test di accesso, recupero dei debiti formativi, ecc.);
un’utenza sostenibile pari a 7396 studenti;
in un caso, quello della TEL.M.A., al 2005 – 2006, oltre ai docenti mancano anche le strutture (“sulla base della relazione del Comitato Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario, non vi è compatibilità fra le esigenze di funzionamento del corso e le caratteristiche e la quantità delle strutture messe a disposizione dello stesso per la durata normale degli studi”);
convenzioni che dispensano crediti con criteri decisamente discutibili e rigorosamente a pioggia.
A chi giova tutto questo? Perché una tale quantità di eccezioni, disservizi, mancato rispetto degli standard minimi, intrecci perversi? Perché dare questo tipo di risposta alla domanda di istruzione universitaria online mentre nel resto del mondo tecnologicamente sviluppato la ricerca e le buone pratiche fanno passi da gigante?
Sono state queste domande a guidarci. Le risposte sono venute quasi da sole.
Risposte che se da un lato confermano il deficit di virtù civiche di cui soffre il Paese dall’altro evidenziano, motivano, dimostrano, la possibilità di una decisa inversione di rotta.
Non servono fabbriche di lauree. Occorrono fabbriche di idee. Di conoscenze. Di competenze. Di futuro. Anche via web.

Blog e senso critico

E’ di fine 2005 la notizia di una ricerca condotta all’Università della Tecnologia di Sidney dalla quale risulterebbe che l’utilizzo dei blog aiuta gli studenti a pensare e a scrivere con maggiore senso critico e che attraverso i blog anche gli studenti più ritrosi riescono a manifestare le proprie convinzioni, ad esprimersi e a partecipare attivamente ai vari dibattiti.

Ulteriori notizie sulla ricerca le potete trovare su ABC science online.